Parmenide e l’essere: ciò che è (τὸ ἐόν)

Riporto una piccola riflessione su alcuni versi (DK Fr.8 versi 6-11) del poema di Parmenide Sulla natura, fatta come ‘esercitazione’ di approfondimento.


[1a] [riguardo all’essere, (τὸ ἐόν)] quale sua nascita cercherai?
[1b, c] Come, da dove può essere cresciuto?
[2] Da ciò che non è non te lo lascerò
né dire né pensare, [2a] perché non è dicibile
né pensabile che non sia.
[3] [Inoltre] Quale necessità lo avrebbe indotto
a generarsi dopo piuttosto che prima, avendo inizio da ciò che non è?
[4] [Conclusione] È così necessario che o esista in assoluto oppure non esista del tutto.


La visione di Parmenide si pone in contrasto con le cosmogonie dei pensatori detti presocratici. Questi versi sono parte del poema nel quale egli riporta come racconto di una dea la via alla verità (aletheia). Questa rivelazione è fondata sul logos, la razionalità che spinge agli estremi la logica interpretativa, diversamente dall’esperienza che viene ingannata dai sensi. Il soggetto sottinteso del frammento è ciò che è (τὸ ἐόν), considerato da Parmenide: ingenerato, eterno, immobile, unico e finito; così dalla dea ne sono definiti gli attributi -che chiama indizi (semata)- al kouros/Parmenide, alcuni precisati nel frammento riportato.

Si possono distinguere due possibili tipologie di argomentazioni nel frammento citato: quelle esegetiche legate più strettamente al testo e quelle legate al logos [*] e alla massima coerenza razionale (i primi passi di una nuova disciplina), espresse in termini ‘moderni’.
[1a,b,c] L’indagine sull’essere potrebbe iniziare dalla sua nascita e crescita, così farebbe una cosmogonia.
[2] Ma la dea (ovvero il logos) non consente al kouros di pensare e di dire che ciò che è possa derivare da ciò che non è, perché pensando ciò che non è per poterne parlare lo si tratterebbe come qualcosa che è [2a] quindi per coerenza razionale questo è non dicibile né pensabile.
Viene applicato un principio di non contraddizione [*].
[3] La domanda retorica evidenzia la mancanza della necessità per ciò che è di generarsi, dopo o prima, da ciò che non è, non solo per le ragioni del verso precedente ma anche per il suo non appartenere al tempo (precisato in versi successivi).
Si evidenzia anche la mancanza di una ragione sufficiente [*].
[4] La conclusione ricorda che la possibilità dell’esistenza è considerata binaria, quindi applica il principio del terzo escluso [*] e l’implicazione che ciò che è può solo essere, perchè è “necessario” che sia.
Quindi è una ragione sufficiente [*].

Da un punto di vista storico, tema del frammento è la ‘provocazione del logos‘, la razionalità. La cosiddetta sfida eleatica di Parmenide contro le cosmogonie, rispetto alle quali rappresenta uno ‘spartiacque’ del pensiero antico.
Le cosmogonie infatti non sono logicamente sostenibili perché passano dal ‘prima’ al ‘dopo’ senza una ragione sufficiente.

please, rate this post

L’AI come cervello di Boltzmann: l’illusione di conoscenza che annulla il futuro

Questa riflessione nasce dalla rilettura del mio post sul Cervello di Boltzmann (cfr Il cervello di Boltzmann, una provocazione epistemologica). Il processo oggi è in rapidissima evoluzione, ma credo abbia senso analizzarlo in prospettiva evolutiva.
L’utilizzo delle AI è certamente un supporto efficace, ma bisogna distinguere i contesti. Potenziare la ricerca in un ambiente di alto livello di competenze è una cosa; utilizzarle per ottenere risposte di base da parte dei ‘giovani’ è tutt’altro. Quest’ultimo utilizzo impedisce la formazione dello spirito critico e la necessaria ‘fatica di imparare’. Senza questa base granulare di competenze, le elaborazioni più complesse diventano impossibili.

L’anagrafe non perdona. Tra poco le figure formate sui fondamenti spariranno, sostituite da chi non ha mai dovuto faticare per apprendere. Con un ragionamento sulla persona ‘media’, è facile prevedere un immenso impoverimento cognitivo che porterà alla decadenza finale della nostra civiltà. La tecnologia resterà in piedi, ma senza l’aggiornamento dei principi fondamentali — le basi teoriche sulle quali è costruita — diventerà obsoleta e insufficiente.
Non è solo colpa della ricerca scientifica. Le ragioni per cui usiamo ancora combustibili fossili, batterie a terre rare o la fissione nucleare non dipendono solo da limiti tecnici, ma da scelte di potere che vanno oltre la narrazione ufficiale.
Non credo ci sia adeguata consapevolezza del ruolo ‘tossico’ delle AI. Il progetto globale è evidente: creare una massa antropica indifferenziata ‘cerebralmente’, utile come peso votante e forza lavoro finché costerà meno delle macchine. Penso infatti che i ‘mammiferi bipedi’ siano già oggi più a buon mercato dell’automazione, ma siano ancora dotati di un’autodeterminazione residua (molto residua, come dimostrato nel periodo del Covid).

Esiste poi un parallelismo con le religioni. Le religioni non devono essere razionali: più una storia è incredibile, più viene creduta. Funzionano molto bene perché danno risposte ‘credute’, non risposte vere. Nessuno vuole la verità; la gente vuole solo sentirsi dire di non essere l’unica a pensare qualcosa. Le piattaforme social prosperano su questo. Nello stesso modo, gli algoritmi delle AI danno le risposte che ‘devono’ dare, basate su priorità non trasparenti. Non colpevolizzo il software, che è solo una routine statistica, e nemmeno chi lo scrive. I Puppet Master stanno ai piani alti e gestiscono i trigger.

Come salvarci?
Probabilmente per noi ‘bipedi standard’ non c’è salvezza. Ma la storia insegna che le civiltà rinascono sempre dalle proprie ceneri, magari riscoprendo un passato glorioso dopo secoli di oblio. Confido per l’umanità in questo ciclo. Nel frattempo, spero solo che il tempo che mi resta non “mi sia grave”, per dirla con Leopardi.

please, rate this post

Ritratto di una stagnazione epistemologica

Siamo abituati a ‘subire’ il ‘progresso scientifico’ come fosse una marcia trionfale e inarrestabile. Viviamo circondati da una tecnologia pervasiva che ci dà l’illusione di una conoscenza sempre più profonda della realtà. Eppure, se guardiamo alle fondamenta della fisica teorica, il panorama che appare è quello di una desolante stagnazione epistemologica.

Da oltre cinquant’anni, la fisica fondamentale non produce una vera rivoluzione ontologica. Abbiamo confermato teorie nate nel secolo scorso (esempio il bosone di Higgs degli anni ’60 o le onde gravitazionali di Einstein di inizio secolo, uniche due vere dimostrazioni di teorie fondamentali degli ultimi decenni) ma non abbiamo partorito una singola idea nuova che sia stata dimostrata reale (cfr Cosa c’è di sbagliato nella ricerca scientifica secondo Sabine Hossenfelder). Al contrario, ci siamo rifugiati in una sorta di ‘manutenzione dei paradigmi’ (nel senso di Kuhn), aggiungendo toppe matematiche a modelli che non funzionano più (cfr “La struttura delle rivoluzioni scientifiche” di Kuhn in nuce).

La trappola del ‘Millennium Problem’

Un esempio perfetto di questa deriva è il celebre problema del Millennio sulle equazioni di Navier-Stokes. Ci viene chiesto di dimostrare se una soluzione ‘liscia’ (continua) possa esplodere in una singolarità matematica (cfr A pure mathematical version of the Clay Mathematics Institute’s Navier-Stokes Millennium Problem). Ma a chi giova davvero questa ricerca?
C’è una certa arroganza nel pretendere che la matematica del continuo assoluto — uno strumento inventato trecento anni fa — debba essere lo specchio fedele di una realtà che sappiamo essere intrinsecamente granulare. Cercare la regolarità o la singolarità in Navier-Stokes è un esercizio di coerenza interna di un sistema assiomatico, un ‘giochetto matematico’ che non aggiunge nulla alla comprensione della materia.
È la riproposizione della catastrofe ultravioletta di fine Ottocento: la fisica classica prevedeva l’emissione di energia infinita dal corpo nero perché assumeva che l’energia fosse infinitamente divisibile. Max Planck non ‘risolse’ il problema del calcolo che divergeva; cambiò la logica, introducendo il quanto di energia, la discretizzazione granulare (cfr Funzione di distribuzione dei fotoni di Planck). Oggi, ostinarsi a cercare la regolarità in modelli fluidodinamici continui senza accettare i limiti logici (fisici) di quel linguaggio è come pretendere di misurare un atomo con un righello: l’errore non è nel calcolo matematico, è nel modello adottato.

L’universo tolemaico della materia oscura

Se Navier-Stokes è un vicolo cieco per menti eccelse, la cosmologia moderna è diventata un trionfo degli epicicli. Kuhn ci ha insegnato 60 anni fa che quando un paradigma entra in crisi, la comunità scientifica non lo abbandona subito, ma inizia a ‘salvarlo’ con ipotesi ad hoc.
Così, per far quadrare le equazioni della Relatività Generale con un universo che si muove in modo diverso da quanto previsto, sono state inventate la materia oscura e l’energia oscura. Non le vediamo, non sappiamo cosa siano, non ne comprendiamo la natura. Sono ‘toppe’ magiche necessarie a tenere in piedi dei modelli che non si riesce a interpretare. Stiamo progettando viaggi su Marte ma usiamo un sistema tolemaico modernizzato, convinti che aggiungere un epiciclo invisibile sia più nobile che ammettere di non aver capito la natura della gravità su grande scala (cfr Nota per i profani: cos’è la materia oscura?).

L’inganno del progresso tecnologico

L’obiezione comune è: “Ma come puoi parlare di stagnazione se l’Intelligenza Artificiale e il silicio dominano il mondo?”.
Qui risiede l’equivoco fondamentale. La tecnologia non è scienza di base; è sfruttamento di scoperte passate.
I computer si basano sulla meccanica quantistica degli anni ’20-’30; i nostri razzi sulla termodinamica dell’800. La tecnologia è l’ingegneria che raffina il già noto, ma la teoria su cui si fonda resta vecchia, tremendamente vecchia. Stiamo utilizzando mappe che ignorano il 95% del territorio, o che non sono in grado di osservarlo nella sua realtà.

La tirannia dei Baroni e il veto del paradigma

Perché non procediamo? Perché la conoscenza è diventata ostaggio di una struttura accademica feudale. I ‘Baroni’ del paradigma sono schiavi della loro stessa carriera e del consenso della comunità. Il rischio non viene finanziato. Chi propone un modello cosmologico sensato che non preveda ‘fantasmi’ invisibili viene isolato, non pubblica, non riceve fondi.
Si preferisce distogliere le menti superiori sfidandole in problemi inessenziali — come le singolarità di Navier-Stokes o il calcolo degli aloni galattici delle componenti magiche — piuttosto che affrontare l’incertezza spaventosa di un cambio di paradigma. Si va indietro, non avanti, perché si è persa la capacità di vedere il problema prima di calcolare la soluzione.

Conclusione: vedere oltre il recinto

La matematica è indifferente alla sopravvivenza della soluzione, ma noi non dovremmo esserlo. Il compito della ricerca non è far quadrare i conti di un’astrazione inutile, ma trovare il linguaggio corretto per descrivere la realtà.
Il risultato sulla singolarità di Navier-Stokes non cambierà l’efficacia empirica delle leggi della dinamica. Forse stabilirebbe (con buona pace di Gödel) se il modello del continuo sia un linguaggio coerente o se sia destinato a soccombere dinanzi alla propria astrazione.
La vera sfida è avere il coraggio di ammettere che i modelli di riferimento non descrivono la realtà, che è necessario esplorare nuove descrizioni della natura, oltre il déjà vu che semplicemente ‘non funziona’ (per stessa ammissione di chi continua a sostenerlo).
Nell’attesa di un genio visionario che trovi una migliore descrizione della realtà, si potrebbe intanto dare spazio ai visionari che vedono oltre il recinto…

please, rate this post

A pure mathematical version of the Clay Mathematics Institute’s Navier-Stokes Millennium Problem

Abstract
This report provides a rigorous transition from the physical formulation of the incompressible Navier-Stokes equations to their pure mathematical representation as defined by the Clay Mathematics Institute for the Millennium Prize Problems. We detail the physical meaning of each term in the classical equations and subsequently reformulate the problem strictly in the language of partial differential equations (PDEs) and operator theory, establishing the axiomatic constraints that govern the variables and parameters of the system.


pdfBrussi 2026_Navier-Stokes Millennium Problem

 

Version uploaded to Zenodo: link DOI – zenodo.21852870

 


Navier-Stokes Millennium Problem

please, rate this post

Velocità di fase e di gruppo nella propagazione delle onde

Un’onda armonica è una perturbazione che varia nel tempo e nello spazio seguendo la forma di una sinusoide, ovvero una funzione trigonometrica periodica del tipo
(1) y(x, t) = A cos(kx−ωt+ϕ)
che descrive un’oscillazione regolare e fluida tra un valore massimo e uno minimo. La velocità di fase e la velocità di gruppo rappresentano due modi distinti di misurare la propagazione di tale onda, a seconda che ci si concentri sulla singola oscillazione o sulla struttura complessiva del segnale.

Quando consideriamo un’onda monocromatica teorica, la velocità di fase (vf​ = ω/k) indica la rapidità con cui si sposta un punto a fase costante, ovvero una singola cresta o un singolo avvallamento della sinusoide. Tuttavia, le onde reali capaci di trasmettere un segnale sono sempre formate dalla sovrapposizione di più componenti spettrali a frequenze diverse (1), distribuite all’interno di un cosiddetto pacchetto d’onda. La velocità di gruppo (vg​​ = dω/dk) misura proprio la velocità di propagazione dell’inviluppo complessivo di questo pacchetto.

La differenza sostanziale risiede nel significato fisico: mentre la velocità di fase descrive semplicemente il movimento dello stato oscillatorio e può, in particolari contesti come certi plasmi o metamateriali, superare la velocità della luce nel vuoto c, la velocità di gruppo rappresenta la velocità effettiva con cui si propagano l’energia e l’informazione del segnale. Nei mezzi non dispersivi, dove ogni frequenza viaggia alla stessa velocità, le due grandezze coincidono (vf ​= vg​). Al contrario, nei mezzi dispersivi la dipendenza della frequenza dalle proprietà del materiale causa una separazione tra le due velocità, con la velocità di gruppo che risulta solitamente inferiore a quella di fase (vg ​< vf​).


Nell’immagine esemplificativa, il punto rosso si propaga con velocità di fase mentre i punti verdi si propagano con velocità di gruppo, fonte Wikipedia.

Wave group

please, rate this post

Fondamenti matematici e storici delle teorie estese della gravità (ETG)

Un breve approfondimento, in inglese, su un affascinante sviluppo della teoria della Relatività Generale.

Abstract
Extended Theories of Gravity (ETG) represent a prominent framework in modern theoretical physics and cosmology, aimed at modifying or extending Albert Einstein’s General Relativity to address open phenomenological questions at both ultraviolet (early universe) and infrared (galactic and cosmological) scales.

pdf Brussi 2026 Mathematical and historical foundations of ETG (305 KB)

ETG

please, rate this post

Galactic Energy Profiles II

Galactic Energy Profiles: GEP II. In-System and Background Energy Densities

Aggiornamento: Ho deciso di pubblicare questo lavoro, parte della serie GEP, su Zenodo senza revisione paritaria e di utilizzarlo come base per la creazione di un successivo dataset (GEP III). Nota: questo lavoro (in inglese) è la versione 2.0 del precedente lavoro NAGE II, che è superato.


Abstract
Standard galactic energy inventories typically focus on virialized components, namely kinetic and gravitational potential energy derived from baryonic mass distributions, together with energy inferred from bolometric luminosities. In the first paper of the Galactic Energy Profiles (GEP) series, we introduced a reproducible geometric framework for the radiant and relativistic fluxes of galactic origin, accounting for their finite escape time across the Halo. In this second work, we extend the framework toward a volumetric energy inventory, where bolometric luminosity is complemented by energy densities persistently present within the galactic volume. We consider the thermal and kinetic energy of baryonic matter—including bulk motions, turbulence, and rotational degrees of freedom from large-scale dynamics down to the intrinsic angular momentum of bound systems—together with cosmic rays confined by magnetic fields and extragalactic backgrounds (photons, neutrinos, and diffuse fields) permeating the Halo. This approach distinguishes between flux-based contributions and volume-based reservoirs, providing a complementary description of the total galactic energy budget. Crucially, by resolving these volumetric reservoirs into local radial profiles, we characterize the multi-component pressure support (including thermal, magnetic, cosmic ray, and radiant pressures) available to sustain the circumgalactic medium (CGM) in hydrostatic equilibrium. Although these components vary with morphology and evolutionary state, this study is purely theoretical and simplifies the extreme variability of galactic systems to derive reference estimates and ‘standard cases’. The resulting parametrized framework, supported by publicly available Python scripts, is intended as a further methodological baseline for the sample-wide application planned in later work.

Keywords
galactic energy inventory; galactic energy density; galactic Halo energy; energy distribution based on galactic morphology


Here is the Zenodo version of the paper (1.1 MB):

pdf Brussi 2026_GEP II


GEP_II

please, rate this post