Riferimenti per i profani: un esperimento per verificare la legge della caduta dei gravi

Le prime misurazioni osservative sulla legge di caduta dei gravi furono effettuate da Galileo Galilei (1564-1642).
La ​​famosa legge, considerando la distanza d percorsa durante la caduta, è:
[1] d = g t² / 2
dove g è una costante che rappresenta l’accelerazione gravitazionale locale (sulla Terra il valore medio è g = 9,8 m/s² ) e t è il tempo trascorso. In termini più facilmente osservabili, il tempo di caduta può essere misurato invertendo la relazione [1]:
[2] t = √(2d/g) .
Galileo predisse (ispirandosi a quanto Domingo de Soto aveva già concepito nel 1551) che tutti i corpi seguono questa legge indipendentemente dalla loro massa, studiando le sfere che rotolano (piuttosto che lasciarle cadere dalla famosa Torre di Pisa). Tuttavia, l’esperienza quotidiana ci dice che i corpi leggeri cadono più lentamente: ciò è semplicemente dovuto all’attrito del fluido in cui sono immersi (ad esempio, l’aria).

Si racconta che sulla Luna sia stato condotto un esperimento piuttosto costoso, in cui un martello e una piuma vennero lasciati cadere e toccarono terra contemporaneamente (astronauta David Scott il 2 agosto 1971).
Propongo il seguente esperimento più economico: lasciate cadere, piatta, di faccia, una moneta non troppo piccola, ad esempio una moneta da 2 euro, appoggiandoci sopra un piccolo pezzo di carta, ad esempio di 5 mm di diametro. Un’altezza ottimale potrebbe essere mezzo metro. Potete osservare che il pezzo di carta tocca terra contemporaneamente alla moneta, che impedisce all’aria di rallentarlo.
Potreste anche mettere il pezzo di carta in un contenitore trasparente e poi lasciarlo cadere, ma questa osservazione sarebbe meno evidente.

Come nota a margine, si può osservare che un corpo in caduta libera accelera fino a quando questa accelerazione eguaglia l’accelerazione di gravità, a causa della massa del corpo (tipicamente la Terra) su cui sta cadendo (eventualmente rallentata dalla resistenza dell’aria, nota come forza di resistenza aerodinamica). Una volta raggiunto questo valore, la velocità di caduta, nota come velocità terminale, rimane costante. Al contrario, un corpo che cade nel vuoto non raggiunge mai la velocità terminale perché non c’è resistenza; accelera indefinitamente finché cade.

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Nota per i profani: cos’è la materia oscura?

Consideriamo una galassia a disco con miliardi di stelle che formano il disco, che ruota (la galassia di Andromeda nella foto, per fare un esempio ben noto). Possiamo considerare per ciascuna di queste stelle che l’accelerazione centripeta
[1] a’ = v²/R
sia uguale all’accelerazione gravitazionale
[2] a” = G M/R²
quindi da [1] = [2] otteniamo:
[3] v = √(G M/R)
dove v è la velocità locale della sorgente considerata, R è la sua distanza dal centro galattico, G è la costante gravitazionale, M è la massa totale contenuta nel raggio R (che determina l’attrazione gravitazionale).
Misurare le velocità di rotazione delle galassie è relativamente facile, se non le si osserva frontalmente, e si osserva generalmente che in tutto il disco le velocità di rotazione delle sorgenti (stelle ma anche nubi di gas) sono pressoché costanti. Pertanto, dalla relazione [3] segue che la massa M deve aumentare in proporzione al raggio R , poiché G è una costante. Infatti, la massa contenuta nel raggio R aumenta all’aumentare di R, ma quanto si osserva non è sufficiente a giustificare il valore costante di v . Queste considerazioni portano all’ipotesi che esista una sostanza di natura invisibile e non barionica (cioè non costituita da protoni e neutroni, che non vengono rilevati) che si manifesta solo attraverso il comportamento gravitazionale, che viene chiamata materia oscura (dark matter).


Fotografia elaborata di M31, Andromeda. Non è stato possibile ottenere l’autore della bellissima fotografia.


Andromeda

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Eccomi qui

Dopo una pausa dal 2021, riprendo la mia presenza online con questa piccola raccolta di suggerimenti, alla ricerca di un dialogo intellettuale. Fatemi sapere cosa ne pensate nei commenti o via email.
Grazie

p.s. Ho pubblicato con le date dei documenti originali

 

 

That's me

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Tesi di laurea

La mia tesi di laurea (in italiano) è pubblicata nell’archivio dell’Università di Padova:
pdf_ita  Brussi 2025_Epistemologia del tempo e interpretazioni cosmologiche

In appendice alla tesi stessa, ho inserito una prima bozza di sviluppo del framework non standard, che, dopo una profonda revisione, è confluita nel mio lavoro
link  The URD Framework.


Abstract
Gli intenti di questo approfondimento sul tempo sono in primis esplorarne il significato ontologico negli sviluppi storici che ne hanno accompagnato l’evoluzione interpretativa, quindi esaminarne alcune criticità teoriche proposte dalla recente letteratura e, con alcune tesi originali, analizzare delle spiegazioni alternative all’espansione dell’universo, che l’interpretazione corrente pretende osservata sperimentalmente, per mezzo di un modello basato sul ‘tempo specifico’ dei fotoni alternativo al ‘tempo universale’ e di un modello che consideri la presenza di una densità energetica nel fluido cosmico (chiamato etere) che interagisca con la radiazione incidente e determini un effetto di redshift nella lunghezza d’onda, quindi ancora un maggior tempo per la diffusione della radiazione stessa. Del ‘tempo specifico’ è stata verificata la consistenza con lo spaziotempo di Minkowski, con i princìpi della relatività ristretta di Einstein e con le equazioni della dinamica cosmica di Fridman. Dimostrata la fallacia di questa ipotesi del ‘tempo specifico’, si è tratto come risultato positivo la non-necessità di postulare un tempo universale considerato che, definitone uno, se ne può dimostrare l’unicità o universalità (nei limiti dei modelli adottati). A integrazione dell’approfondimento, sono state analizzate possibili cause del redshift alternative alle dinamiche espansive dell’universo e si è considerata l’ipotesi che l’universo stesso si comporti come un corpo nero, emettendo una radiazione che possa interagire con i fotoni delle sorgenti remote attenuandone l’energia e determinandone un redshift, dopo aver ricavato una sezione d’urto per i fotoni che consenta le interazioni fotone-fotone. A fondamento delle congetture sono state considerate le evidenze osservative dirette, non interpretate per mezzo di teorie. Purtroppo non si è “chiuso il cerchio” con una spiegazione scientifica alle congetture presentate che fosse pienamente sostenibile, ma si riporta l’intero approfondimento come Allegato, ritenendo che le stesse congetture e alcuni modelli originali possano rappresentare un potenziale riferimento per futuri approfondimenti.

Tesi (1,8 MB):

pdf_ita  Brussi 2025_Epistemologia del tempo e interpretazioni cosmologiche

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Cosa c’è di sbagliato nella ricerca scientifica secondo Sabine Hossenfelder

Un interessante discorso di Sabine Hossenfelder: “Qualche parola su alcuni problemi noti e forse meno noti della ricerca scientifica e su cosa ne hanno detto altri”.
In sostanza: “La ricerca scientifica ha grossi problemi e la situazione sta peggiorando”.

 

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Una foto storica

Conferenza Solvay sula meccanica quantistica, 1927

Conferenza Solvay sulla meccanica quantistica, 1927 (foto di Benjamin Couprie, Institut International de Physique Solvay, Bruxelles, Belgio; ho leggermente restaurato questa foto, solitamente disponibile con un livello di dettaglio inferiore).

Da dietro, da sinistra a destra: Auguste Piccard, Émile Henriot, Paul Ehrenfest, Édouard Herzen, Théophile de Donder, Erwin Schrödinger, Jules-Émile Verschaffelt, Wolfgang Pauli, Werner Heisenberg, Ralph Howard Fowler, Léon Brillouin, Peter Debye, Martin Knudsen, William Lawrence Bragg, Hendrik Anthony Kramers, Paul Dirac, Arthur Compton, Louis de Broglie, Max Born, Niels Bohr, Irving Langmuir, Max Planck, Marie Skłodowska Curie, Hendrik Lorentz, Albert Einstein, Paul Langevin, Charles-Eugène Guye, Charles Thomson Rees Wilson, Owen Willans Richardson

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Funzione di distribuzione dei fotoni di Planck

Un’analisi approfondita che deriva la funzione di distribuzione dei fotoni, nota come distribuzione di Planck o legge del corpo nero, in due modi diversi.

pdf_ita  Brussi 2023_Funzione di distribuzione dei fotoni

 

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Einstein 1916: Emissione e assorbimento della radiazione nella teoria quantistica

Questo lavoro è un approfondimento dell’articolo di Albert Einstein, “Emissione e assorbimento di radiazioni nella teoria quantistica” (Strahlungs Emission und Absorption nach der Quantentheorie). Un lavoro brillante pubblicato nel 1916

pdf_ita  Brussi 2023_Einstein 1916 Emissione e assorbimento di radiazione

ABSTRACT
Lo studio di Albert Einstein, “Emissione e assorbimento di radiazione secondo la teoria quantistica” [Einstein, 1916], propose un’interpretazione originale delle probabilità di scambi tra livelli energetici atomici, prevedendo emissioni spontanee, nonché assorbimenti ed emissioni stimolate dalla radiazione, da molecole in equilibrio termodinamico. Questo studio rese famosi il coefficiente associato alle emissioni spontanee Aji, il coefficiente di assorbimento Bij e il coefficiente associato alle emissioni stimolate Bji; inoltre, pose le basi teoriche per lo sviluppo dei laser.
Analisi approfondita nel mio lavoro: una parafrasi delle congetture contenute nella pubblicazione originale di Einstein, un’analisi approfondita del parametro associato ai coefficienti chiamato intensità dell’oscillatore (derivato con procedure diverse sia per l’emissione spontanea che per l’assorbimento della radiazione) e alcuni esempi dell’uso del coefficiente di Einstein Aji nella spettroscopia astronomica.

 

Brussi 2023_Einstein 1916 Emissione e assorbimento di radiazione

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Uno sguardo approfondito al postulato della velocità unidirezionale della luce

Un’analisi approfondita delle conseguenze relativistiche e matematiche di una teoria della relatività speciale modificata, senza dare per scontato il postulato di Einstein sulla costanza della velocità della luce in un viaggio di andata e ritorno.
È un mio lavoro sviluppato per completare un altro sull’epistemologia del tempo.

pdf_ita  Brussi 2023_Sul postulato della velocità unidirezionale della luce

 

Brussi 2022_Sul postulato della velocità unidirezionale della luce

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