Kant e lo Spazio

La ridefinizione del concetto di spazio è uno dei fondamenti rivoluzionari del pensiero di Immanuel Kant (1724-1804): l’abbandono dell’idea comune, di derivazione newtoniana, dello spazio come entità assoluta o ‘contenitore’ oggettivo della realtà. Kant affronta il problema all’interno dell’Estetica Trascendentale, la sezione della Critica della ragion pura dedicata alla sensibilità. Egli distingue un’esposizione metafisica, che stabilisce la natura a priori dello spazio, e un’esposizione trascendentale, che ne ricava il ruolo di condizione di possibilità dell’esperienza e della geometria.

Lo spazio come intuizione pura
Contrariamente agli empiristi, Kant sostiene che lo spazio non possa essere derivato dall’esperienza. Per poter percepire un oggetto come situato in un luogo diverso da quello occupato da un altro, o semplicemente come ‘esterno’ a noi, dobbiamo presupporre già la rappresentazione dello spazio. Quindi esso non è un concetto generale costruito per astrazione, ma un’intuizione pura a priori:
– intuizione: perché non è una costruzione logica, ma una rappresentazione immediata e unica dentro la quale collochiamo i dati sensibili
– a priori: perché precede ogni sensazione e ne è la condizione necessaria.

La soggettività trascendentale
È il nucleo della ‘Rivoluzione Copernicana’ kantiana. Kant afferma che lo spazio non appartiene alle cose in sé (noumeni), ma è la forma del senso esterno. È, in altri termini, il modo in cui il soggetto umano è strutturato per ricevere le informazioni dal mondo. Questo porta a una distinzione epistemologica fondamentale:
– idealità trascendentale: se prescindiamo dal soggetto conoscente, lo spazio non è nulla come cosa in sé, non ha un’esistenza autonoma al di fuori delle nostre facoltà; non è determinazione dei noumeni
– realtà empirica: nel contempo, lo spazio possiede una validità oggettiva per tutti i fenomeni (per ogni esperienza possibile) per ogni oggetto che possa mai presentarsi ai nostri sensi.

Il fondamento della geometria
Kant utilizza questa visione per spiegare, in ambito scientifico, la natura dei giudizi sintetici a priori della geometria. Egli considera ovviamente solo la geometria euclidea come descrizione dello spazio dell’esperienza, essendo vissuto mezzo secolo prima di Bernhard Riemann (1826-1866) e della concezione della geometria ellittica. Se la geometria è la scienza che studia le proprietà dello spazio, e se lo spazio è la forma a priori della nostra mente, allora i teoremi geometrici saranno validi universalmente e necessariamente per tutti gli oggetti dell’esperienza. In sintesi, la geometria si applica al mondo fisico non perché il mondo sia geometrico ‘per natura’, ma perché noi possiamo percepire il mondo solo attraverso una struttura spaziale che noi stessi proiettiamo sulla realtà fenoménica.

In conclusione, per Kant lo spazio non è un oggetto di indagine fisica come gli altri, ma è la condizione di possibilità della nostra esperienza. Senza questa struttura soggettiva, la percezione del mondo esterno sarebbe impossibile.
Chiaramente, questa interpretazione kantiana dovrebbe essere riconsiderata alla luce delle implicazioni della geometria ellittica e della Relatività Generale, nonché delle conseguenze della Relatività Speciale. Nella Relatività Generale, Einstein dimostrò che lo spazio non è semplicemente uno stato passivo di possibilità, ma un’entità fisica dinamica che si piega sotto l’influenza della massa-energia: lo spazio agisce sulla materia-energia e la materia-energia agisce sullo spazio. La Relatività Speciale mina l’oggettività delle estensioni spaziali: le lunghezze sono misure di oggetti, ma in ultima analisi sono misure della coordinata spaziale parallela alla velocità relativa tra sistemi di riferimento, che non è invariante. Il requisito, come notato sopra, che questa struttura (spazio) sia oggettiva è in netta contraddizione con la realtà fisica descritta dalla Relatività Generale e Speciale.

Con una battuta, mentre Kant voleva fondare la scienza sulla filosofia, Einstein ha dimostrato che è la filosofia a doversi piegare davanti all’evidenza fisica della realtà.

Si veda anche il post:
link  Cambiare prospettiva: Einstein tra le certezze di Kant e i dubbi di Hume


Immanuel Kant

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