Nel bulge della Via Lattea

Il bulge galattico è in effetti una regione incredibilmente densa. Mentre il vicinato solare ha una densità stellare di circa 1 stella ogni 250 anni luce cubici, il bulge centrale raggiunge densità di milioni di stelle per anno luce cubico. Nelle parti più dense, le stelle possono essere separate solo da pochi giorni luce o settimane luce, rispetto ai più di 4 anni luce che ci separano da Proxima Centauri.

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Stelle come molecole di gas

Osservando le fotografie delle galassie, si ha l’impressione che si tratti di nubi di gas, come in realtà venivano considerate prima che la risoluzione degli strumenti ottici permettesse di identificare le singole sorgenti. Come in queste splendide immagini dell’HST (il telescopio spaziale Hubble) e di VISTA (il telescopio per l’astronomia visibile e infrarossa, parte dell’Osservatorio del Paranal dell’ESO).

 

Young compact star cluster E269-58 by HST

Young compact star cluster E269-58 by HST on X Black Hole channel

Nebulosa Zampa di Gatto nell'infrarosso

Nebulosa Zampa di Gatto nell’infrarosso, sul canale X Black Hole

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Eccomi qui

Dopo una pausa dal 2021, riprendo la mia presenza online con questa piccola raccolta di suggerimenti, alla ricerca di un dialogo intellettuale. Fatemi sapere cosa ne pensate nei commenti o via email.
Grazie

p.s. Ho pubblicato con le date dei documenti originali

 

 

That's me

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Tesi di laurea

La mia tesi di laurea (in italiano) è pubblicata nell’archivio dell’Università di Padova:
pdf_ita  Brussi 2025_Epistemologia del tempo e interpretazioni cosmologiche

In appendice alla tesi stessa, ho inserito una prima bozza di sviluppo del framework non standard, che, dopo una profonda revisione, è confluita nel mio lavoro
link  The URD Framework.


Abstract
Gli intenti di questo approfondimento sul tempo sono in primis esplorarne il significato ontologico negli sviluppi storici che ne hanno accompagnato l’evoluzione interpretativa, quindi esaminarne alcune criticità teoriche proposte dalla recente letteratura e, con alcune tesi originali, analizzare delle spiegazioni alternative all’espansione dell’universo, che l’interpretazione corrente pretende osservata sperimentalmente, per mezzo di un modello basato sul ‘tempo specifico’ dei fotoni alternativo al ‘tempo universale’ e di un modello che consideri la presenza di una densità energetica nel fluido cosmico (chiamato etere) che interagisca con la radiazione incidente e determini un effetto di redshift nella lunghezza d’onda, quindi ancora un maggior tempo per la diffusione della radiazione stessa. Del ‘tempo specifico’ è stata verificata la consistenza con lo spaziotempo di Minkowski, con i princìpi della relatività ristretta di Einstein e con le equazioni della dinamica cosmica di Fridman. Dimostrata la fallacia di questa ipotesi del ‘tempo specifico’, si è tratto come risultato positivo la non-necessità di postulare un tempo universale considerato che, definitone uno, se ne può dimostrare l’unicità o universalità (nei limiti dei modelli adottati). A integrazione dell’approfondimento, sono state analizzate possibili cause del redshift alternative alle dinamiche espansive dell’universo e si è considerata l’ipotesi che l’universo stesso si comporti come un corpo nero, emettendo una radiazione che possa interagire con i fotoni delle sorgenti remote attenuandone l’energia e determinandone un redshift, dopo aver ricavato una sezione d’urto per i fotoni che consenta le interazioni fotone-fotone. A fondamento delle congetture sono state considerate le evidenze osservative dirette, non interpretate per mezzo di teorie. Purtroppo non si è “chiuso il cerchio” con una spiegazione scientifica alle congetture presentate che fosse pienamente sostenibile, ma si riporta l’intero approfondimento come Allegato, ritenendo che le stesse congetture e alcuni modelli originali possano rappresentare un potenziale riferimento per futuri approfondimenti.

Tesi (1,8 MB):

pdf_ita  Brussi 2025_Epistemologia del tempo e interpretazioni cosmologiche

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Cosa c’è di sbagliato nella ricerca scientifica secondo Sabine Hossenfelder

Un interessante discorso di Sabine Hossenfelder: “Qualche parola su alcuni problemi noti e forse meno noti della ricerca scientifica e su cosa ne hanno detto altri”.
In sostanza: “La ricerca scientifica ha grossi problemi e la situazione sta peggiorando”.

 

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Una foto storica

Conferenza Solvay sula meccanica quantistica, 1927

Conferenza Solvay sulla meccanica quantistica, 1927 (foto di Benjamin Couprie, Institut International de Physique Solvay, Bruxelles, Belgio; ho leggermente restaurato questa foto, solitamente disponibile con un livello di dettaglio inferiore).

Da dietro, da sinistra a destra: Auguste Piccard, Émile Henriot, Paul Ehrenfest, Édouard Herzen, Théophile de Donder, Erwin Schrödinger, Jules-Émile Verschaffelt, Wolfgang Pauli, Werner Heisenberg, Ralph Howard Fowler, Léon Brillouin, Peter Debye, Martin Knudsen, William Lawrence Bragg, Hendrik Anthony Kramers, Paul Dirac, Arthur Compton, Louis de Broglie, Max Born, Niels Bohr, Irving Langmuir, Max Planck, Marie Skłodowska Curie, Hendrik Lorentz, Albert Einstein, Paul Langevin, Charles-Eugène Guye, Charles Thomson Rees Wilson, Owen Willans Richardson

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